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e-commerce manager offresi

ecommerce manager classe 74
Nerd ’74 – @dighi74

Ciao a tutti, nelle prossime righe mi presento e presento la mia passione per il mondo dell’ e-commerce ed internet, nata tanti anni fa…Nonostante il nome a dominio clickbait preferisco dipingermi più come un nerd a tutto tondo piuttosto che un e-commerce manager o un e-commerce specialist, sicuramente per un periodo ho svolto diverse mansioni che un e-commerce manager svolge  in azienda, ma io semplicemente l’ho sempre fatto solo per me. 

Se devo utilizzare degli aggettivi per definirmi ne userei principalmente 6, curioso, competitivo, adattabile, caotico, incostante, dispersivo. A ragion venduta dovrei forse aggiungere <equo> per averne utilizzati a pari numero per identificare pregi e difetti 🙂

Su questo blog condividerò nei buchi di tempo info su esperimenti o consulenze legate al mondo del commercio elettronico o argomenti legati al mondo del digitale…. un po’ in stile “caos” come piace a me ovvero senza tanto uno schema da seguire per forza ma parlare di ciò che in quel momento mi ispira condividere.

Facciamo un salto indietro di 40 anni……..


L’amore per il primo pixel non si scorda mai.

Sono cresciuto in una famiglia benestante, residente a poche centinaia di metri dal Duomo di Milano (la madonnina l’ho sempre potuta vedere bene dal settimo piano di casa), mamma avvocato, babbo commercialista, di sicuro a me e mia sorella non è mancato mai nulla, se non un po’ di tempo in più dei nostri genitori, ma si sa che il lavoro autonomo porta via molto tempo.

A cavallo tra i fine ’70 e i primi ’80 ricevo la prima “consolle”, clone del primissimo gioco di successo Atari Pong, questa consolle possedeva già una pistola ed un fucile per colpire un quadrato che si muoveva sullo schermo. Con i due paddles era possibile muovere le stanghette per farsi rimbalzare un pixel quadrato che nei 5 giochi costituiva la palla.

Soundic RP-007 Tv Sports Atari Pong clone
Soundic RP-007 Tv Sports

All’età di 7 anni, era il 1981 ricevo la mia seconda consolle, un’ Atari 2600 con due bellissimi joystick con pulsante rosso. Da lì a poco la mia cameretta si sarebbe riempita di cartucce di dura plastica impilate maniacalmente per ordine di preferenza.

Mi ricordo che quando dormivo a casa del mio migliore amico Matteo passavamo mezze nottate a giocare ad H.E.R.O una delle cartucce che io non possedevo e per quegli standard aveva una grafica più accativante oltre che un numero di livelli esagerato.

Avevo capito che, quei cubotti rettangolari, avrebbero segnato la  mia vita per sempre.

Qualche anno dopo, nel 1984, la mamma di un mio amico disse alla mia che era intenzionata a regalare a suo figlio un personal computer, il Commodore 64

Fu così che quel freddo Natale del 1984 trovai sotto l’albero un fantastico Commodore 64 corredato di unità floppy 1541 backup. 

Ricordo ancora oggi la sensazione durante la prima accensione,  quel colore azzurro dove imparai a digitare i primi comandi di basic per far funzionare i miei giochi su floppy; non c’era google, non c’erano riviste, c’era un manuale commodore e tanta curiosità e voglia di capire. 

Ricordo ancora come se fosse ieri, quando, un giorno per errore, senza accorgermi,  inserii quel grosso floppy flessibile da 5 ¼  dal lato opposto e dopo aver digitato il consueto: < Load “$”, 8>  ed il successivo <List>  scoprii nuovi giochi, il floppy aveva due lati! 

La sensazione di felicità provata nel poter testare qualcosa di nuovo dopo innumerevoli partite ad  Afterburner è ancora viva oggi.

schermata c64

Ricordo che uno dei giochi a cui abbia giocato di più su C64 è stato sicuramente  “Gary Lineker Super star Soccer”, possedeva ai tempi  tutta un sezione di calcio mercato incredibile, poteva essere l’antesignano di Player Manager che uscì per Amiga qualche anno dopo.

Dopo un annetto mi feci regalare dai miei, il pezzo che avrebbe davvero cambiato la mia vita per sempre….IL MODEM a 9600 BAUD del commodore che mi permise non so come e dopo quanti tentativi di accedere alle prime BBS, scaricarmi autonomamente dei giochi ma soprattutto di conoscere i nomi dei  primi gruppi di crackers 😉

Non amavo già andare a scuola, ne avevo cambiate diverse, non amavo leggere nulla se non i libretti di istruzione di qualsiasi cosa digitale ed alettronica o le uniche due riviste che consideravo la mia bibbia: ZZAP! E CVG che leggevo persino in inglese!

rivista zzap


1987 Chi trova un’ Amiga trovo un tesoro

Il colpo di fulmine per il C64 aveva cambiato irrimediabilmente la mia vita, credo che i miei genitori fossero felici di vedere un bambino curioso e con una passione per qualcosa, di sicuro non c’erano tutte le attenzioni e tutta la sensibilità attuale, per me a volte esagerata e non motivata,  sull’abuso di utilizzo del  “digitale” da parte dei ragazzini. 

Fortunatamente i miei avevano un’apertura mentale tale da abbracciare quel cambiamento che i computer stavano portando alla società ed erano probabilmente felici che il loro bimbo ne prendesse parte o forse ne erano inconsci e mi andò bene.

L’era dei primi computer e della prima digitalizzazione era in atto e c’era già chi l’abbracciava e chi la temeva, quello che oggi, a distanza di anni, succede in un altro modo, per il mondo finanziario con crypto e bitcoin e come avvenne venti anni fa con l’avvento di Internet. Temiamo ciò che non conosciamo o semplicemente temiamo il dover cambiare le nostre abitudini.

Arrivò l’Amiga 500, corredata da floppy, questa volta piccoli e rigidi, e da un bellissimo monitor 1084S.

amiga 500

Ricordo che la sera, mangiavo spesso veloce per tornare subito  in camera a rendere difficile il sonno di mia sorella abbagliandola con la luce di quel fantastico monitor che, anche se tenuto con luminosità al minimo, sembrava un faro che illuminava la via di ritorno di una  nave in mezzo alla tempesta.

L’ Amiga 500, lasciò presto il posto all’Amiga 1200. Furono gli anni di Monkey Island, Kick Off di Dino Dini ( mitico cartellino gaillo), di Sensible soccer, Player Manager  e  di diverse  unità floppy esterne per l’Xcopy, della passione per i primi gruppi di  crackers come Paradox, lo studio delle prime crack per “sproteggere” i giochi,  l’emozione per l’attesa del nuovo numero di Kappa o The Games Machine.

xcopy amiga

Gli anni dell’Amiga consolidarono il mio status di nerd, probabilmente i miei genitori avrebbero sicuramente avuto maggiori problemi nella gestione della mia “curiosa” pre adolescenza se computer e consolle non avessero fatto parte della mia vita.

amiga kick start

Gli anni successivi furono consacrati dalle consolle, le comprai quasi tutte.

Le prime furono di sicuro super nintendo, super NES, passando per Pc Engine, Jaguar, Saturn fino ad arrivare a Dreamcast , Playstation, Nintendo64 riuscendo ad evitare bidoni come 3DO della Panasonic o l’ultimo slancio di Commodore con Amiga Cd32 ( non che Jaguar si salvasse).

Ricordo che uno dei negozi che frequentavo di più ai tempi era Consolle Generation in via Capecelatro ( zona San Siro)  del mitico Gianca. Wow!  è un viaggio solo scriverlo ripensandoci, quei lunghissimi tragitti con il tram 24 vennero successivamente sostituiti da lunghe corse in Vespa Piaggio. 


Liceo tra  486 e Pentium 

Arrivarono I primi anni del liceo…già… dopo un burrascoso percorso scolastico alle medie (adoravo cosi tanto il programma di 2a media che non volevo davvero lasciarlo! LOL:) , riuscii ad approdare al ginnasio, beh si una scelta coraggiosa per chi ha una  mente sicuramente più scientifica, ma ai tempi credo che scientifico, artistico o linguistico avrebbero fatto ben poca differenza per me, la voglia di studiare era ancora meno di quella che avevo alle medie, anche se, una volta iniziato il liceo, ammetto di aver  subìto il fascino di greco e latino.

Il mio carissimo e ricchissimo amico del liceo vendeva il suo 486dx2 per un upgrade, lo presi io  e fu  l’ennesimo colpo di fulmine. Il primo PC evoluto. I giochi avevano un nuovo sapore, i software di disegno erano più evoluti.

Il passaggio da Amiga a Pc fu come passare dal bianco al nero, in tutti i sensi, avrei ben presto dimenticato  quella splendida manina commodore su sfondo bianco  con la scritta “Workbench 1.3” che compariva al boot per il “kickstart” di Amiga per passare ad un “più veloce”   boot windows su sfondo nero Dos. Wow che ricordi.

boot pc 486

Erano gli anni tra l’89 ed il 90, ai tempi sembravano lunghi ed interminabili, oggi con 3 bimbi ed altre responsabilità, il tempo mi scivola dalle mani incontrollabile.

Si capisce che sono un nostalgico dei tempi che furono, ancora oggi con un po’ di sindrome di Peter Pan addosso, non riesco a vestire appieno i panni di un uomo di 46 anni, la mia mente a volte sembra imprigionata, vorrebbe spaziare ancora, essere elastica ed imparare velocemente ma questo desiderio lascia fortunatamente anche spazio ad una consapevolezza che, ahimè, mi mostra che gli anni passano e mentre cerco di “stare sul pezzo” per non essere “tagliato fuori” dalla vita sempre più digitale dei miei figli il processo di salto generazionale è inevitabile.

Di sicuro, rispetto ad altri genitori, ho un canale aggiuntivo di comunicazione con i miei figli, non è solo la condivisione in un hobby, è un modo per restare aggiornato sui loro sviluppi, sulle amicizie anche queste incredibilmente spesso partono dal digitale etc etc.

Credo che in molti genitori siano nella mia situazione, mio figlio di 11 anni ha più “amici” online che fisici, ragazzi che conosce solo grazie ad una cuffia ed un microfono, “amicizie” che, a volte, da virtuale sono sfociate in fisiche con tanto di “due calci al pallone”, in barba ai puristi di biglie e lippa!

modem sporster flash us robotics
Recitava il libretto di istruzioni: questo modem è in grado di ricevere informazioni con una velocità fino a 56 kbps. Tuttavia, la velocità di trasmissione potrebbe essere inferiore a causa delle condizioni variabili della linea e di altri fattori.

Ricordo lunghissime partite insieme al mio migliore amico Matteo, ad NHL Hockey nel 1996-97 della EA contro ragazzini americani e canadesi, grazie al fantastico modem Us. Robotics 56K con l’ansia di quel sibilo che spesso non agganciava il provider quando la connessione veniva persa.

ea nhl 1997
EA NHL 97

Oggi videochiamate, chat, chiamate via IP, sono i mezzi di comunicazione più utilizzati anche per molte aziende. Non è il futuro come molti credono, è stato il “presente” e tra poco sarà “il passato” perchè tutto cambierà nuovamente con l’avvento dei metamondi in realtà virtuale (Decentraland per citarne uno), l’avvento di Blockchain, l’aumento di AI, la sempre più integrata AR, l’avvento dei Robot domestici e chissà cos’altro; questo è il mondo pronto per essere in parte vissuto dai nostri figli ma soprattutto dai nostri nipoti.

Dal mitico 486 passai al primo Pentium ( ricordo l’importanza della sigla “Mhz” in quel periodo) , iniziai a metterci mano per aggiornarmelo, le schede video iniziavano ad essere non più integrate nelle mobo ma sostituibili, passavano da essere PCI ad AGP con accelerazione 3D, si apriva un nuovo mondo per me, sempre più ricco e pieno di stimoli.

Arrivò veloce l’anno 1995, Bill Gates rilasciava Windows 95 ed io mio trovavo sul desktop quella bellissima nuova icona a forma di grande  “e”….un click ed è  l’inizio di  un nuovo viaggio, mai finito, che continua tutt’ora: Internet.


Dal colpo di fulmine al matrimonio

Ipertesto. 

Parole che leggevo su pagine di questo nuovo software Explorer che, quando cliccate, si collegavano ad altre pagine, con altre informazioni, nozioni, immagini. 

Un’incredibile tempesta di roba nuova per i miei ricettori 😉 Se Atari, C64 ed Amiga potevano essere accomunati a quello che è  “un colpo di fulmine”, Internet fu per me l’inizio di un matrimonio, un lungo sodalizio che vede fedeltà e durata nel tempo 😉 Io sono qui a scrivere oggi e voi a leggere perchè Internet esiste.

Il primo Google, le prime liste di pagine indicizzate, il primo Amazon solo con libri e solo in america.

Ricordo però che, per fare tutto questo, avevo dovuto sottoscrivere un abbonamento con un provider, si chiamava Mdsnet o qualcosa di simile, mi aveva dato la possibilità di avere una casella e-mail, al costo di qualche decina di mila lire ogni tot, non ricordo bene ogni quanto, (pagavano mamma e papà ;), avevo dovuto settare parametri come Dns, numero ip, ed altri parametri forniti, che ai tempi riempivo pedissequamente seguendo istruzioni e non facendomi troppe domande. 

Su questo etere, si trovavano già negozi fisici americani che si pubblicizzavano su queste prime pagine web, antesignani di quelli che sarebbero stati i futuri siti internet.

Ricordo che in quegli anni provai ad acquistare dei freesbee da un negozio in California, inviai il numero di carta di credito in una mail al negozio e mi ritrovai dopo qualche mese degli addebiti non autorizzati sulla carta (mai più successo in 25 anni di utilizzo del web) , ma i freesbee arrivarono, eccome se arrivarono. Quando ormai avevo perso le speranze li ricevetti a casa e corsi immediatamente a sfoggiarli al parco di piazza della Vetra andando fiero con i miei amici dei loro disegni, delle loro grammature e di quel sapore “americano” che portavano sulle loro dure plastiche. 

Capii a 22 anni che il numero ci carta di credito non andava inserito in una mail, scoprivo  i primi forum di discussione, nuove e  molte curiosità trovavano veloci  risposte e tutto solo a portata di un click, era incredibilmente assurdo.

La velocità del trascorrere del tempo aveva preso ad aumentare, una cosa forse normale quando stai davanti ad un monitor innamorato di tutto quello che ci trovi dentro. Il tempo passava troppo veloce, voglia di studiare sempre meno, ma non potevo più cazzeggiare i miei volevano che decidessi, giustamente,  una  strada da prendere dopo un’iscrizione “fallimentare” a giurisprudenza.

Intanto mi feci conquistare dalla proposta di mio zio che possedeva un’ azienda di import / export di pellame pregiato e di lì a poco iniziai come magazziniere in questa piccola azienda da cui appresi, grazie anche al mio caro zio, un sacco di nozioni. 

Nel frattempo che, dal magazzino della IBC International Business Company, passavo al reparto vendite, dopo aver imparato per qualche anno a conoscere a fondo il prodotto da dover vendere, (senza essermi mai lustrato del  fatto di essere “il nipote” di uno dei due soci), la mia seconda pelle nerd mutava non appena “staccavo” le 8 ore di lavoro. Arrivavo a casa, doccia veloce, e web, tanto web.

Iniziavano le chat mIRC, ICQ , le partite ai primi mmorpg online, le prime lunghe surfate sui siti come Astalavista alla ricerca di keygen e crack, i primi invii di trojan files agli amici per aprire backdoors e dimostrare loro di essere entrato nel loro pc capovolgendo loro il desktop o aprendogli da remoto il lettore cd. 

Sono sempre stato attirato dai fondamentali e dalla cultura  hacker, i white hat ;),  differenti dai  crackers, gli hackers si muovono principalmnte per curiosità, sono sempre stato un po’ attirato “dal lato oscuro della forza” in termini informatici e non. 😉


Lexicon, Digital Bros e le prime vendite online.

Erano il 1998-1999 ed iniziavo a fare i primi acquisti da eBay, piattaforma che ai tempi c’era solo in USA e Canada, dovetti attendere il 2001 per iniziare a vendere miei prodotti usati e capire come funzionasse la piattaforma che nei primi anni 2000 sarebbe diventata il marketplace di riferimento per il mercato italiano.

Vendevo qualsiasi cosa, sia per provare e capire le dinamiche di una vendita online, sia perchè trovavo quel modo di  vendere, veloce, comodo e nuovo. Del resto avevo passato anni a fare scatole nel magazzino dello zio, quindi un po di skill logistiche le avevo accumulate, mi restava da capire come riportare in digitale la persuasione che uno può adottare in una vendita “old school”.  

Quindi studia le inserzioni di alcuni venditori già forti all’epoca, capii il valore delle foto ed inizia a vendere per me ed alcuni miei amici.

Nel frattempo avevo abbandonato l’azienda di mio zio per dedicarmi a qualcosa che fosse maggiormente  nelle mie corde ed in quegli anni lavorai sia per Lexicon new media una web media  agency discretamente quotata  ( clienti come Manuli, Mapei, Federazione Italiana Tennis etc etc). 

Iniziai studiando un po’ di html e photoshop ma dopo qualche mese i miei titolari trovarono che io fossi molto più appropriato ad interfacciarmi con il cliente e divenni il “trait d’union” tra la vera forza lavoro dell’azienda ( programmatori e grafici) ed il cliente finale. Quindi le mie attività erano principalmente di analisi delle richieste da parte del cliente  da rendere “webbizzabili” e guidare il team di sviluppo rispettando i tempi di consegna, una sorta di project manager / team manager ma senza la gestione del budget.

Erano gli anni dell’esplosione della bolla della Dot economy, qualcuno se la ricorderà bene. In quegli anni ne saltarono molte, ci fu una “selezione naturale” e restarono sul mercato le aziende più solide.

Dopo due anni di Lexicon decisi di cambiare settore e andai a lavorare per Halifax, si il pubblisher di video game, gruppo Digital Bros dei fratelli Rami e Rafi, una bella squadra. Lavoravo per il brand Game Network, nello specifico per Game online che si occupava della gestione dei mmorpg presi in licenza da Korea, quindi gestione degli abbonati mensili, tantissimo customer support per utenti che perdevano dati e in game items etc etc. Alla direzione della mia squadra c’era il geniaccio di Sem Moioli.

Per quanto mi piacesse l’ambiente, giovane, dinamico, fresco (comunicavamo quasi esclusivamente in inglese) trovai quel primo anno una noia mortale per via della ripetitività delle attività. Intanto continuavo a vendere per amici su eBay che aveva nel frattempo aperto ai venditori professionali, dedicando oltre ai “negozi dei venditori” all’interno del markeplace un sacco di altre novità.

Mi licenziai da Digital Bros e partii per l’Australia, il famoso anno sabbatico 😉

In Australia aiutai un mio amico ex collega di Lexicon che ormai si trovava a Sidney da un paio di anni, a sviluppare meglio la sua piccola realtà informatica per lo sviluppo di siti web. 

Girai un po’ l’Australia, persi 10 Kg partecipando 3 mesi alla raccolta dell’uva, qualche ultimo giretto finale e tornai in Italia più carico che mai. 

Ho viaggiato molto da piccolo grazie ai miei genitori, ma l’Australia è un qualcosa che porterò sempre nel cuore. Per ricordare la persona più importante del mio viaggio, Fred Dichiera, da poco scomparsa, ho creato una pagina in cui descrivo la mia esperienza australiana: https://alfredodichiera.blogspot.com/


Progetto Venduto! parte 1 – Visibilità e Fallimento

Non è un titolo di un’opera di Dostoevskij 😉

Tornato carico dall’Australia i miei mi aiutano ad aprire una piccola società informatica, la chiamiamo Geckobit, focus lo sviluppo di media e software web based. Siamo 4 amici io, un paio di grafici ed 1 super programmatore.

Nel frattempo inizio anche a fare piccoli acquisti dalla Cina per le mie  vendite su eBay.

Nel 2006 un amico di vecchia data  mi invita a casa e mi fa trovare un monitor acceso sulla pagina di i-Soldit.com, il più grande franchising americano di negozi fisici per la vendita su eBay. Ci guardiamo negli occhi ed in telepatia ci diciamo: <Apriamo il primo in Italia!> 

Senza troppa fantasia quella stessa sera decidiamo di chiamare il progetto: Venduto!

logo venduto ebay dropshop

Il giorno dopo parto agguerrito, contatto eBay Italia chiedendo un’appuntamento per una riunione, ci presentiamo dopo una settimana  e discutiamo il progetto per aprire il primo punto fisico di assistenza ai privati per la vendita di oggetti su eBay. 

La stessa eBay riconosce l’energia e la voglia di fare e gasatissima ci dà il via libera, non nascondendoci che, la settimana prima,  vi fosse  già qualcuno che aveva chiesto loro informazioni  simili. 

Il tempo fu subito tiranno  quindi partimmo con l’attivazione del  “turbo milanese!” e come direbbe l’imbruttito <tac!> In meno di un mese avevamo individuato il negozio ( zona navigli)  trovato il dipendente da inserire per il front sul pubblico, preparato i contratti con lo studio legale, studiato lo schema di contabilità da tenere con il commercialista, elaborato tutta la linea grafica del progetto, i contenuti di sito e locandine, l’arredo del negozio e via… easy as 1,2,3!

eBay e-commerce specialist assistente alle vendite.

Venduto! si proponeva come un ecommerce specialist della piattaforma eBay. Un’assistente alle vendite con sede fisica. L’obiettivo era di aiutare i privati a vendere facilmente i propri oggetti sulla piattaforma eBay, quindi il target era principalmente un segmento di persone non avvezzi alla vendita online o con poche capacità informatiche o semplicemente senza tempo da dedicare alla vendita dei propri oggetti su internet.

eBay ci sponsorizza a livello press e pr e dopo un’inaugurazione a bomba con molto dello staff dirigenziale di eBay presente in negozio, iniziano gli articoli sui giornali e le comparizioni alla Tv fino ad essere nominati all’interno del Tg 5 con Barbara Palombelli e alla presenza di Maurizio Costanzo  a Roma ospiti di Buona domenica.

Escono articoli su riviste come GQ, Vanity Fair o quotidiani come Corriere della sera, il Giornale , Vivi Milano, qui trovate uno ZIP con gli articoli cartacei usciti in quel periodo e qui il canale youtube con alcuni dei video o interviste andate in onda.

Nei primi 2 mesi di apertura arrivano circa 400 richieste di affiliazioni in franchising, ed iniziamo con lo studio legale a redimere i contratti di affiliazione.

A giugno 2006 in quel periodo si sarebbe svolto a Las Vegas, eBay Live, l’evento più grande al mondo sulla piattaforma. La Ceo di eBay ai tempi era Meg Whitman ( oggi Ceo di Quibi) che si sarebbe dimessa da Ceo due anni dopo all’apice di eBay.

eBay Italia paga a me ed al mio socio un viaggio per presenziare 3 giorni ad eBay Live in qualità di primi Drop Off Italiani. Partiamo.

I tre giorni a Las Vegas mi diedero modo, oltre che di partecipare a molte classi, quindi di migliorare il mio know how su tecniche di vendita online, anche di respirare il vero spirito della community di eBay che ai tempi era davvero “tanta roba”.

Tornati carichi dall’esperienza americana ci bastano pochi mesi per capire che l’assistenza ai privati per vendere prodotti su eBay fosse poco remunerativa e nemmeno dopo tutto il battage pubblicitario e l’ondata di persone che avevano conosciuto la nostra attività, gli introiti delle commissioni sulla vendita ( quasi il 40%) a mala pena coprono affitto del locale, stipendi, utenze etc etc. 

Il business flow era completamente segato. La criticità risiedeva principalmente nel fatto che gli oggetti, il più delle volte usati, portati dai clienti privati, si chiudevano a prezzi di vendita che a mala pena coprivano anche solo il tempo di creare inserzione e foto per il prodotto. Ad eccezione di alcuni prodotti validi il progetto si rivelò a breve un fallimento. A questo andava aggiunto il problema di limitazione alla sola area geografica o comunque di area del locale, ovvero il bacino di utenza limitato.

Avremmo potuto fare, come fecero alcuni nostri competitor venuti subito dopo di noi, puntare tutto sul franchising, affiliare proteggendoci dietro contratti che ci avrebbero assolto da ogni potenziale fallimento altrui, ma ancora oggi restiamo 4 amici a cui piace alzarci la mattina guardandoci allo specchio, e, a parte un affiliazione a Pescara già in corso, decidemmo subito di chiudere anche le affiliazioni proprio per serietà ed etica personale.

Dopo nemmeno un anno di attività, chiudemmo i battenti del negozio, liquidammo la società, ed io andai avanti “adattando” l’attività e sfruttando il marchio, vista la visibilità avuta, dedicando la stessa attività di assistenza alle vendite ma nei confronti delle sole aziende.


Progetto Venduto! parte 2 – da C2C a B2C.

Dal 2007 al 2014 circa la mia principale attività è stata assistere le aziende alla vendita su eBay, a cui poi si aggiunse Amazon ed a cui contestualmente si aggiunsero corsi di formazione all’interno di aziende che volevano essere autonome nella vendita sul marketplace, e consulenze che spaziavano dalla seo alla creazione per aziende delle prime campagne adwords.

Collaborai con diverse aziende come Kunzi (marchio Victorinox), Peg Perego, e diverse altre per la vendita delle loro giagenze di magazzino.

La chiave dell’attività era assistere le aziende, per farlo avevo bisogno di un solo pc e qualche riunione.

La formula che proponevo era di dropshipping ovvero, una volta contrattualizzata la collaborazione, l’azienda mi affidava in forma esclusiva, i prodotti da inserire sulle piattaforme ad un prezzo da rivenditore  ed in caso di vendita pagavo il prezzo da rivenditore e mandavo il corriere a ritirare il prodotto venduto a nome della mia società che veniva consegnato all’acquirente.

Si azzeravano quasi totalmente sia il rischio di impresa ( identificato ora nel solo tempo speso per importare i cataloghi delle aziende sui marketplace e la gestione delle vendite e del post vendita) che i costi fissi non avendo più un negozio o un magazzino e potendo lavorare da casa.

La concorrenza su internet a livello ecommerce non era certo quella attuale ( nonostante ancora oggi ci sia mercato per molte aziende), ma avevo già capito che per avere margine ( vendendo su marketplace che trattenevano dal 10 al 23%) e poter uscire con street prices appetibili, le aziende mie clienti dovevano per forza essere o i produttori,  o i distributori del prodotto. Generalmente partivamo con le giacenze di magazzino che pesano a bilancio a fine anno e che potevano offrire marginalità maggiori.

Assistere un negozio su strada non avrebbe portato molti utili.

Inoltre l’altra cosa che avevo iniziato a capire è che una chiave di successo sarebbe stato individuare quelle “nicchie” non ancora troppo presenti su eBay quindi in quegli anni contattati e collaborai con aziende che trattavano prodotti per  golf, equitazione, cosmetica naturale, e molte nicchie poco presenti su eBay di modo da non avere molta competizione.

Primo sito ecommerce ed importazioni

Nel 2007 contestualmente all’inserimento dei prodotti delle aziende sui vari marketplace decisi di aprire un ecommerce su piattaforma Os Commerce, una piattaforma php il cui codice piaceva molto  all’algoritmo di google di quei tempi per cui riuscii in poco tempo ad indicizzare molti dei prodotti sul mio ecommerce.

Nonostante il posizionamento dei prodotti nella serp i prodotti delle aziende che avevano più competizione iniziavo a sponsorizzarli con google adwords, per capire come utilizzare al meglio adwords decisi di fare il primo corso organizzato da Html.it con docenti Google, ricordo che pagai la cifra di 500 euro di corso, ma mai soldi furono spesi meglio perchè mi insegnarono a far fruttare al meglio il budget pubblicitario mensile e ad avere molte più conversioni.

Oltre ad Adwords che reputo ancora oggi il click di maggiore qualità come ppc, decise di inserire il sito su diversi comparatori di prezzo e dopo averne testati diversi decisi di tenere solo trovaprezzi.

Nel corso del tempo iniziai a tradurre il mio sito ecommerce in francese e sottoscrissi dei contratti con alcuni comparatori di prezzo francesi come Leguide, cosi come dei contratti di spedizione per l’estero ed iniziai a spedire i prodotti delle aziende con cui collaboravo anche in Europa, principalmente Francia, Belgio, Uk e qualcosina in Germania.

Inizio nel 2007 con le prime importazioni da Alibaba, cerco prodotti di nicchia, o nuovi per cavalcare l’onda di vendita prima dell’arrivo di nuovi venditori. Grazie alla logistica offerta da alcuni corrieri con cui già collaboravo per qualche anno vendo prodotti importati dalla Cina ma spesso sono più i disagi che i vantaggi a partire dai dazi doganali sempre più alti ( a seconda del field merceologico) fino al fornire assistenza post vendita. Abbandono quasi subito l’import per restare focalizzato sull’assistenza alle aziende.

Inizio ad appassionarmi maggiormente alla Seo soprattutto per ottimizzare le spese adwords quindi inizio ad aprire una serie di siti tematici per gli articoli best seller. Dal 2007 in poi uno “studio matto e disperato” in stile Leopardi dei vari algoritmi Google che si susseguirono negli anni, Caffeine, Panda, Penguin, Hummingbird  fino ai giorni nostri.

Ad oggi la Seo rappresenta un argomento che mi appassiona ancora molto anche se oggi “piazzarsi” nella serp di google è davvero molto difficile perchè c’è  molta competizione in quasi tutti i settori, e può richiedere molto in tempo di strategia, tempo, e denaro. Nulla è impossibile ma oggi ciò che era semplice tanto tempo fa è davvero molto più difficile.

Fino a fine 2014 vendo su diversi marketplace, dopo l’uscita di Meg Whitman da eBay nel 2008 la piattaforma inizia per me il suo processo di declino, agevolato e velocizzato successivamente dall’arrivo in Italia di Amazon, la creatura “onnivora” di Bezos già nel 2011, un anno dopo il suo arrivo, offre in assoluto la miglior buyer experience online, ed oggi il suo dominio regge incontrastato, lasciando secondo me tornare ad essere eBay un portale per quello che era inizialmente nato ossia un marketplace per vendere bene oggetti da collezione dove il principio dell’ “asta” è ancora la pedina vincente o per la vendita di prodotti usati, dove però secondo me compete con varie piattaforme classified regina tra queste Subito.it

Negli ultimi anni di assistenza alle aziende la competizione è sempre maggiore, le nicchie sempre meno, cavalco l’ultima ondata di prodotti per giardinaggio finalizzati alla coltivazione di cannabis assistendo varie aziende di settore tra il 2012 ed inizio 2015 per poi chiudere definitivamente la vendita di prodotti fisici.


Vendere Items di gioco  Digitali

A fine 2014 inizio ad appassionarmi ad alcuni giochi di realtà aumentata.

Mi innamoro di Ingress, ( possiamo chiamarlo il papà di Pokemon Go). Per chi non conoscesse il gioco, tramite uno smartphone ed il proprio GPS si gira la città in cerca di portali che, una volta “hackati”, rilasciano oggetti ( comuni, rari o molto rari).

Un giorno mi viene la brillante idea di provare a mettere uno di questi “items” ricevuti in gioco su eBay USA. (in Italia giocava ancora poca gente rispetto a stati uniti e la densità US rendeva il test più appetibile). 

Il successo è immediato. C’è qualcuno disposto a pagare 20$ dollari per 200 Xmp (nel gioco sono delle bombe che servono per distruggere portali nemici). Nel primo mese su eBay vendo qualche migliaio di $ di prodotti virtuali di questo gioco.

Tiro in mezzo alla storia un mio caro amico, il suo “lato oscuro della forza” lo spinge a violare il Tos del gioco e ad effettuare Jailbreak sugli iPad per poter installare dei fake GPS e poter recuperare questi oggetti virtuali senza il bisogno di spendere ore in giro. Successivamente tramite dei software su Cydia riusiamo ad automatizzare tutto il processo di produzione di questi items, gli ipad giocano in automatico ed io devo solo occuparmi di svuotare gli account di gioco e vendere gli items.

In una settimana dopo il test di eBay apriamo un nuovo ecommerce su piattaforma Shopify 

Da marzo 2015 a dicembre 2018 vendo 240.000$ di items digitali.

Ovviamente da questi sono da togliere commissioni shopify, paypal, stripe, ma il fatto di poter creare digitalmente i prodotti da rivendere, seppur infrangendo qualche regola di gioco ne vale il rischio segnalazione nel gioco.

L’uso massiccio di shopify mi permette di studiarlo benissimo. Tramite le App Shopify installate sullo store riesco a creare incredibili promozioni,  a misurare il grado di soddisfazione dell’utenza, ed a piazzarmi benissimo a livello seo.

Sempre nel 2015 appena inizio a vendere con Shopify noto la possibilità che la piattaforma offre di poter ricevere pagamenti in Bitcoin. In bitcoin mi ero già imbattuto per curiosità nel 2013 ma non avendo capito nulla e trovando poche informazioni avevo demorso. Nel 2015 aprivo il mio conto coinbase, ricevevo i primi pagamenti in Btc e ne acquistavo alcuni al prezzo ai tempi di 240$ cad, nello stesso periodo mi appassiono sull’argomento, vengo catturato da una conferenza di un giovanissimo Vitalik Buterin e compro diversi Ether e mi innamoro del progetto Ethereum.

la mia prima porzione di btc acquistata ad agosto 2015

A fine 2018 la casa che sviluppa il gioco riesce a chiudere tutte le falle che lo rendevano “hackerabile” e si rompe la magia 😉


oggi….non solo e-commerce

In questi 3 anni oltre ad avere imparato tantissimo sull’utilizzo della piattaforma shopify, mi ritengo un vero <shopify specialist> ho rafforzato l’utilizzo di strategie di vendita online, e ho iniziato ad appassionarmi alla tecnologia blockchain.

Nel 2017, dopo il secondo halving di bitcoin, e dopo aver vissuto il pieno hype delle cryptovalute, aver partecipato ad innumerevoli ICO, aver perso un monte di soldi in progetti non validi, ed averne guadagnati altri da progetti ancora in piedi oggi, sono sempre più innamorato del mondo blockchain, e sempre più affascinato da bitcoin senza  esserne necessariamente un maximalist.

Oggi aiuto diversi amici principalmente a piazzarsi bene su internet con i propri siti, studio per loro le parole con il maggior rapporto competizione / costo per creare un sito che sia più seo friendly possibile, sono di aiuto a chi desidera aprire piattaforme ecommerce, gestisco per alcuni amici dei negozi su shopify, per altri  mi occupo di creare campagne adwords o su facebook.  Diciamo che faccio l’e-commerce manager per molti di loro 😉

Partecipo appena posso a conventions sul mondo blockchain e cryptovalute finalizzato al solo sapere personale. Anche se a quasi tutti i miei amici suggerisco di offrire nei loro carrelli la possibilità di pagare con crypto ed aiuto ad integrare negli ecommerce questo tipo di pagamento.

Ricordo che oggi gli incassi in bitcoin possono essere tranquillamente inseriti nel quadro Rw della propria dichiarazione dei redditi e che oggi, anche se non c’è una regolamentazione da parte della Sec, i pagamenti in cryptovalute sono fiscalmente consentiti. Poi ovviamente ognuno deve fare i conti con la propria attitudine al rischio, bitcoin è ancora un asset molto volatile, ma io continuo a sostenere che ancora oggi nel 2020 i bitcoin sono da conservare e non da spendere.

Al tempo in cui scrivo mancano circa 15 giorni al prossimo halving di bitcoin ( il terzo dalla sua nascita), che diminuirà la sua inflazione del 50%, fino ad oggi aumentava del 3,65% l’anno tra 15 giorni porterà il suo rate di inflazione annuo al 1,80%, e sarà l’asset con il rate di inflazione più basso in assoluto anche dell’oro, ed avrà un rapporto stock to flow di circa 50 ossia  secondo solo all’oro che lo rende a tutti gli effetti un store of value come ormai da anni si legge ( oro digitale).

Il prezzo dell’asset è inevitabilmente destinato a salire perchè, a questo punto, anche se la domanda restasse la stessa ( e ne dubito visto l’interesse da parte degli istituzionali e dei governi dei paesi e come possibile eventuale rifugio a seguito del iperinflazione del USD $ che arriverà a seguito della manovra americana da 6 trilions)  l’offerta dimezzerà e già questo farà aumentare il prezzo! Va beh… termino la digressione che mi faccio sempre prendere da troppo phatos quando tocco questo argomento. 😉

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Bitcon and Ethereum Hodl tattoo 😉